Pieve Ligure: mattoni sugli ulivi
Bei tempi quando, nelle alture di Pieve, se avevi la sfortuna di svegliarti poco prima delle cinque di un mattino di primavera, per almeno un’ora non riuscivi più a chiudere occhio, frastornato da un concerto perpetuo di merli e passerotti. Siamo sinceri, magari qualche accidente lo abbiamo anche mandato, ma in fondo era tutto molto naturale, o meglio «bio», come si usa dire oggi. Poi qualcuno ha pensato forse al nostro sonno prezioso e ha fatto in modo che i merli non trovassero più casa, decidendo che in fondo ulivi ce n’erano fin troppi: meglio abbatterli e dar spazio a qualcosa di più moderno e redditizio. Ora magari si dorme fino alle otto, ma si rischia l’infarto per il passaggio improvviso di rumorosissime carrette a motore cariche di materiale da costruzione, che tra fumi neri e puzzolenti entrano ed escono dai cantieri . E se un tempo spuntavano i funghi, ora spuntano i posteggi. Ce n’è per tutti i gusti (ma non per tutte le tasche): coperti, scoperti, con catena, con paletti. Ma tutti rigorosamente con vista mare. E in mezzo, qua e là, qualche ulivo ancora agonizza, coperto di cemento fino a metà tronco; ma ha le ore contate. «Sono morti, abbiamo dovuto tagliarli», un responso che vale per tutte le fasce distrutte nel paese, per i due poveri carrubi e per il cedro della piazza, del resto «già precari per ragioni di vecchiaia», incapaci quindi di adattarsi al nuovo – e già da rifare – orribile assetto del piazzale.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=335265